Sviluppare prodotti insieme ai consumatori
Giu 29

Alla scoperta del mistero del consumatore

L’essenza del consumatore

La figura del “consumatore” è una di quelle che suscitano più emozioni e sentimenti contrastanti, nel mondo dell’impresa. Soprattutto in chi sta ai vertici e prende le decisioni.
Il consumatore potrebbe essere visto come una persona oppure come un’entità basica che può essere profilata e iscritta senza fatica a una nicchia di altri suoi simili. In questo caso è facile da capire, però in modo superficiale. A conti fatti, su di lui, rimarrà il quasi totale mistero.
Un cuore, un cervello, un’anima ci rendono esseri differenti e specifici, così come succede con le impronte digitali: macchie indistinte a un’occhiata veloce, personali e irripetibili a un’analisi approfondita.

Il consumatore è un lavoratore che non sa di lavorare”.

È una frase molto realistica del sociologo e filosofo Jean Baudrillard. Quindi il consumatore svolge un’attività intensa che è collegata al mondo del lavoro e che gli andrebbe riconosciuta; che esisterà, si trasformerà e si espanderà anche se noi la ignoriamo.
A nessuno di noi fa piacere essere ridotti solo a “pulviscolo digitale” dentro un tipo di pubblico descritto in tabelle e insight che non renderanno mai onore alla nostra unicità.

Voi cosa ne pensate?

IL METODO START HUB

IL NOSTRO METODO

Tra sogno, incubo e realtà

Spesso il consumatore ci spinge a fare dei sogni oppure ci crea degli incubi. Se ci fate caso si dice:
“Ho fatto un sogno” e “Ho avuto un incubo”. Nel primo caso c’è il ruolo attivo del verbo fare, nel secondo caso l’evento è passivo.
Temiamo che un giorno, più vicino di quel che si immagini, ci sarà la separazione definitiva tra l’impresa e i potenziali consumatori.

Forse la frattura si sta allargando del tutto proprio adesso, accelerata dai cambiamenti e dalle crisi cicliche che rendono sempre più incerto il futuro.

Allora resterebbero sul campo solo i possessori dei big data, guidati dalla visione inesorabile degli algoritmi; a orientare piuttosto che comprendere, a indottrinare piuttosto che condividere.

Infine a depositare la conoscenza in server protetti, simili a bunker antiatomici.

La minaccia o la paura di smarrire i contatti col consumatore possono rendere grigia e timorosa l’idea del futuro.

Ciò contribuisce a bloccare, in ultima analisi, gli investimenti e la voglia di fare.
Opposto all’incubo c’è il sogno che è alla base di qualsiasi impresa fortunata o di qualsiasi viaggio dell’eroe.

Però un conto è il consumatore percepito, un conto è quello immaginato. Il sogno, senza connessioni pratiche con la realtà, può andare fuori bersaglio.

Viene in mente uno scrittore che dialoghi coi personaggi creati dalla sua fantasia, senza aver fatto ricerche sul campo. Allora, dalla sua immaginazione, verranno fuori delle splendide opere di fiction e di fantasy destinate all’intrattenimento e basta.

Dove andiamo a cercare e cosa troviamo: il consumatore è un essere ritroso.

Troppe volte la sua fiducia è stata tradita.

Allo stesso tempo, può faticare lui stesso a capire le proprie aspirazioni. Questo perché non si è mai messo in gioco o, meglio: nessuno l’ha mai messo in condizione o gli ha fornito gli strumenti per giocare.

È più interessante essere coinvolti con la nostra realtà, col nostro mondo piuttosto che con la nostra “caricatura”, con quello che gli altri pensano di noi senza aver interagito, senza aver ascoltato il nostro respiro, il flusso del linguaggio, la spontaneità delle nostre idee.
Il consumatore, la persona, l’essere umano potrebbe sfuggire, ribellarsi sempre di più all’immagine creata (dall’alto) su di lui, ma senza aver comunicato davvero con lui.

Ciò è legittimo: abbiamo tutto il diritto di essere complicati e di evitare le facili catalogazioni.
Per fuggire alla trappola del luogo comune è necessario l’ascolto, la frequentazione, lo scambio di opinioni.

Allo stesso modo è difficile sapere se un prodotto è stato sviluppato per andare incontro alle nostre esigenze oppure in risposta a targettizzazioni di massa che, forse, intuiscono solo qualcosa di ciò che siamo, silenziando però la nostra “voce”.

Il prodotto è lì, di fronte a noi pronto per essere scambiato col nostro denaro. Eppure qualcosa può scavarci dentro, una considerazione sottile che dice: “Sì però, per essere perfetto, avrebbero dovuto farlo un po’ diverso, presentarlo in modo un po’ differente, con un packaging più pratico, con altre soluzioni…”

Allora il prodotto diventa l’occasione mancata, il compromesso che smorza i nostri entusiasmi.
Avviene la separazione tra interesse caldo e disinteresse blando.

Il prodotto non è stato tagliato su misura, ma inserito a forza perché non combaciava, fin dalla fase progettuale, con l’interfaccia del consumatore.

CHE COSA PROPONIAMO?

IL NOSTRO METODO

START HUB

UN METODO SPERIMENTATO

Dispersi in una marea di analisi superficiali in cui rischiamo di perdere l’orientamento, abbiamo la necessità di approfondire le tematiche sul prodotto e il consumatore, ma spesso l’azione risulta lontana e fonte possibile di perdita di tempo.

Start Hub Rebel, Change! È allineata alla filosofia del trasmettere valore, mettendosi in relazione col cosiddetto consumatore finale.

Per fare ciò si avvale di una struttura, di persone preparate, di esperienza e della giusta visione.
Quest’ultima deriva dal crederci fin dalla prima ora. Tutto ciò si traduce in un metodo senza il quale si procederebbe a occhi chiusi.

Lo scopo è coinvolgere le persone nello sviluppo del prodotto, il che significa sviluppare le loro necessità e aumentare il valore del percepito.
Il metodo Start Hub si svolge attraverso gruppi chiamati Hub.

Si tratta di community partecipate nella quali si crea una relazione attiva e uno scambio di flussi con ogni singola persona

Un reparto ricerca e sviluppo funzionante e produttivo è un fiore all’occhiello per ogni impresa. È uno sguardo proiettato al futuro. È un dire “ci saremo” al posto del “ci siamo, almeno per ora, domani chissà…”

Ci si dovrebbe vantare al bar o in piazza di avere un reparto ricerca e sviluppo che funzioni benissimo. Dovrebbe essere qualcosa per cui si viene guardati con ammirazione e un pizzico d’invidia competitiva.
Lo scienziato Albert Szent-Györgyi ha definito la scoperta come “…un incidente che incontra una mente preparata.”

È anche vero che dovremmo andare oltre l’incidente casuale e pensare a come programmare le sfide quotidiane, sulle quali dobbiamo essere preparati sempre e comunque, anche nel cuore e nella mente.

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